La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire… sei vicino al cielo. – Jimi Hendrix –

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INTERVISTA A DANIELA NARDI: L’ANIMA ITALO-CANADESE DI “ESPRESSO MANIFESTO”


 

CANTOCover_bassa“Canto” (GRAF MUSIC/Audioglobe) è il nuovo disco di Daniela Nardi, l’eclettica cantante  italo-canadese amante dell’arte, della musica e della cultura a capo di “Espresso Manifesto”, forum culturale per gli italo-canadesi.

10 cover pop/jazz di alcuni dei cantautori del Bel Pese che il mondo intero ci invidia (Jannacci, Jovanotti, De André…), più un inedito scritto dalla stessa cantante/polistrumentista Nardi. Un grande omaggio all’Italia.

L’album che non ti aspetteresti. Le cover che non ti aspetteresti. Daniela Nardi riesce a trasportare l’ascoltatore a pieno nel suo mondo: quello del jazz puro, imbevuto di qualche punta di blues e punk rock. Disco cantato non solo inglese, ma anche in italiano e francese, in modo sempre impeccabile. La Nardi prende qualsiasi cosa e la fa completamente a pezzi! Rendendo suo ogni singolo brano, poiché è dalle ceneri dei brani “distrutti” che nascono le melodie più belle. Ed è questa la sua forza!

INTERVISTA

Devo dire che è un onore intervistare Daniela Nardi, una delle più belle voci jazz del panorama internazionale…

Può parlarci del suo background musicale…? A quali artisti si ispira?
Ho cominciato quando ero giovane, quando avevo 5 anni suonando il piano. Non ho mai pensato di cantare fino a quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni. L’ho fatto più per necessità in quanto qualcuno doveva pur cantarle.

La sua versatilità stilistica è notevole: è passata dal punk, al latino, al jazz… ma quale dei vari generi predilige di più in assoluto?
Il pop è il genere musicale in cui mi sento più a mio agio. Quando ho cominciato scrivere sono stata profondamente influenzata della musica pop di Sting, The Police, Annie Lennox e The Eurythmics. Il Jazz è venuto dopo, quando sono andata all’università ed è stato come entrare in un Mondo nuovo.

 

Cosa l’ha spinta tra gli innumerevoli artisti italiani a scegliere proprio Jannacci, Jovanotti ecc..? C’è qualcosa che in qualche modo li accomuna a lei?
Ho tanto rispetto per tutti perché sono artisti incredibili. Credo che ognuno parli a una parte di me ma devo dire che Jannacci e Conte siano i più vicini al mio lato poetico e De André al mio lato riflessivo
5. DNhighres

Com’è stato lavorare accanto ad artisti come Downes, Travasso, Bosso e Mirabassi? E soprattutto com’è lavorare con il proprio compagno di vita, nonché grande pianista Ron Davis?
Lavorare con questi musicisti così bravi è veramente un sogno. Sono artisti incredibili ma anche persone davvero gentili. Io e mio marito siamo persone molto diverse e abbiamo un modo di lavorare insieme che è molto particolare. Non è sempre facile però abbiamo l’esperienza per capire quando è necessario dire qualcosa e quando è preferibile lasciar perdere. Forse è un segno di maturità🙂

 

Daniela lei artista a tutto tondo è anche a capo di “Espresso Manifesto: Musica, Arti, Cultura”… per chi non lo conoscesse, può spiegarci come e perché nasce questo salone della cultura?

Per noi Italo-Canadesi, non è semplice divulgare la nostra cultura contemporanea allora ho voluto creare un forum per creatori di origini Italo-Canadesi contemporanei.


La sua canzone preferita di sempre?
Semplice: Roxanne dei The Police….

 

Se potesse fare un duetto con un artista del Bel Paese… chi sceglierebbe?
Ci sono tanti cantautori notevoli, autori bravissimi però fare un duetto con Vinicio Capossela sarebbe stupendo!

Quando potremmo vederla esibirsi live?
Suonare in Italia sarebbe un sogno per me. Voglio venire in Italia per un tour perché’ la cosa che mi ha piacevolmente sorpreso è stata l’accettazione del mio lavoro e il grande apprezzamento. Molto italiani mi hanno detto che ho fatto loro un regalo reinterpretando queste canzoni e questo pensiero mi ha davvero commosso.

 

Un mondo senza musica sarebbe?
Un mondo triste.

 

Per chiudere a chi dedica “Canto”?
Come sempre alla mia mamma, Rosetta… che amava la musica con tutta la sua anima.

Grazie mille signora Nardi.
Grazie a voi!

TRACKLIST DI “CANTO” DANIELA NARDI

1: Punto – Jovanotti

2: Giovanni Telegrafista – Enzo Jannacci

3: Senza Paura – Ornella Vanoni

4: Tout L’amour – Caterina Valente

5: A Story Gone Wrong – Fabrizio De Andrè

6: Giudizi Universali – Samuele Bersani

7: Gira e Rigira – Joe Barbieri

8: Beautiful That Way – Noa

9: Oublions Nous (Dimentichiamoci) – Bungaro

10: Amami Ancora – Daniela Nardi (inedito)

11: Canzone Per Te – Sergio Endrigo

 

Giovanni Telegrafista

 

VORREI MA NON POSTO


E lo zio del rap italiano per antonomasia, J-Ax è tornato! (Reduce dal megagalattico successo del suo ultimo disco “Il bello d’esser brutti”) e lo fa con un altro personaggio hip-hop: Fedez.

Alessandro e Federico messi insieme spaccano tutto come una boma e fanno il BOOM!!! -di ascolti, di visualizzazioni.

vorreimanonposto

Per il tormentone dell’estate soltanto 4 parole: VORREI MA NON POSTO, singolo che anticipa l’attesissimo album dei due, che con la loro ironia ci ricordano che siamo sbarcati nell’era dell’ “homo social dipendente”. Riconoscerlo è facile: testa bassa, occhi vitrei incollati ad un aggeggino luminoso, che a forza di essere utilizzato potrebbe causare oltre all’ipnosi permanente, anche il tunnel carpale giovanile! Oltre che la selfie-dipendenza e in alcuni casi provocare versi simili a quello dei canarini: tweet-tweet… Per non parlare dell’isteria causata dalla perdita di connessione!!!! (AUITOOOOOO!)

Ma grazie a dio esistono ancora persone che oltre a postare, re-tweetarare e condividere, credono ancora che sia possibile vivere più di 24h senza smartphone… Oppure no?

 

I SUPER EROI ESISTONO! – Intervista a Steven Woodmore the world fastest talker


I super eroi esistono davvero, non è fantascienza, ma realtà! E Steven Woodmore (Chislehurts Bromley, UK) ne è l’esempio vivente! E’ un semplice venditore di prodotti di elettronica con un talento unico: la rapidità nel parlare. Infatti Steven è stato dichiarato colui che parla più veloce al mondo dal Guinness World Record, perché capace di pronunciare 637 parole in un minuto, vale a dire che la sua velocità nella dialettica è quattro volte più alta rispetto alla media. E oggi come oggi nessun altro è riuscito a batterlo. E’ riuscito a leggere un pezzo di “Essere o non essere” (Amleto W. Shakespeare) in 56 sec. nello show “Motor Mouth” ed in oltre è stato anche capace di leggere a voce alta l’intero tax code del Regno Unito in soli 5 giorni…! Roba da super eroi! Tanto che fra le sue apparizioni televisive Steven è stato in una puntata del documentario di Stan Lee (creatore di Spider-Man, Hulk ecc.) chiamato “Superhumans”.

Woodmore ha scoperto di saper leggere così veloce all’età di 7 anni, grazie ad un insegnante che gli diede una  punizione per il suo essere troppo loquace a scuola, così dovette recitare un testo molto lungo, ma nessuno poteva credere che avrebbe finito così presto. Ma in realtà l’ignaro Woodmore scoprì il suo talento sin da quando iniziò a parlare, come spiega nell’intervista che Spumeggiante Magazine è onorato di farvi leggere….

steven woodomore tax code

 

 Signor Woodmore, colui che parla più veloce al mondo… Può spiegarci quando e come ha scoperto il suo talento riguardo la velocità nella dialettica?

Ho scoperto di avere questo talento non appena ho iniziato a  parlare, anche se in quel momento non sapevo cosa fosse.

Come hanno reagito i suoi insegnanti e genitori riguardo questo strano, ma curioso talento?

Io ero uno di quei bambini che non voleva  mai stare zitto e parlava per ore e ore di niente. Per i primi anni della mia vita ero convinto che il mio cognome fosse  “shut up”, perché tutto quello che ho mai sentito è stato “Steve -shut up”! Ho capito che parlando così veloce infastidivo la gente, perciò durante la mia  infanzia ho speso un sacco di tempo cercando di parlare più lentamente. Ci ho lavorato molto, eccetto quando ero nervoso o eccitato. Ricordo una volta in un’assemblea scolastica ho scelto di leggere il poema “Jaberwocky”, che per tutto il tempo avevo studiato bene. Poi ritrovandomi sul palco di fronte a tutta  la scuola mi sono venuti i nervi a fior di pelle e ciò mi ha spinto a leggere velocissimo, tanto che il dirigente scolastico mi ha dovuto interrompere e dirmi di rallentare… fu piuttosto imbarazzante.

E quando ha realizzato di poter battere il record?

Sono andato a una festa di lavoro e tutti gli ospiti hanno dovuto fare qualcosa di insolito, io ho scelto di parlare veloce… Dopo averlo fatto, qualcuno mi ha detto dell’esistenza di un record mondiale che riguarda la mia abilità e che avrei dovuto informarmi… L’ho fatto e ho provato a vedere se ero veloce abbastanza da batterlo. Con mia grande sorpresa ci sono riuscito al primo tentativo a casa mia.

Pensai che fosse abbastanza ironico aver speso anni a imparare a parlare più lentamente e ora volevo velocizzarmi di nuovo. Tuttavia parlare veloce non era abbastanza, averi potuto battere il record, ma non ero sicuro che la gente potesse capire le parole. Rendere le parole comprensibili fu la parte più difficile , ma dopo circa 6 mesi potei farlo, contattai uno show televisivo e la settimana dopo ero in diretta tv e non solo battei il record esistente, ma lo distrussi completamente con oltre 50 parole in più al minuto.

E ‘stato tutto registrato e giudicato correttamente, in tutto il brano ho pronunciato oltre 600 parole, solo 5 sono state dichiarate errate.

Da lì in poi com’è cambiata la sua vita?

Da allora ho superato il mio stesso record due volte… l’ultima nel 1991 e fino ad oggi il record di 637 parole al minuto, non è stato ancora battuto.

La mia vita in realtà non è cambiata poi così tanto. Non ho mai commercializzato il mio record… l’unica cosa è che mi ha permesso di viaggiare (per apparizioni televisive) in altri paesi nei quali altrimenti non sarei mai andato.

swoodmore

Secondo lei, tra i suoi figli c’è qualcuno col suo stesso talento capace di parlare velocemente?

No, nessun altro in famiglia ha questo talento.

Ad oggi vorrebbe aggiornare il suo GWR? (637 parole al min.), magari in Italia? O forse sta pensando ad altri record?

Purtroppo nel 2014 mi è stato diagnosticato un cancro (N.H.L.) e parte del trattamento di radioterapia è stato fatto sul collo e durante il trattamento alcune ghiandole salivari sono state distrutte. Adesso ho la bocca sempre asciutta, perciò no riesco più ad essere veloce come prima… solo non  più come per il Guinness World Record.

Mi dispiace moltissimo… ma lei è e sarà per sempre uno dei più grandi uomini del mondo, un pezzo di storia non solo del Guinness World Record, ma dell’umanità.

Ultima domanda: cos’è per lei la felicità?

L’unica felicità che ho mai chiesto è stata di avere dei figli e di vederli crescere sani e felici e così è stato, quindi ho avuto la mia felicità.

 

SUPER-HEROS EXSISTS! – Interview to Steven Woodmore the world fastest talker

Super-heros really exixsts, it’s not science fiction, but reality! And Steven Woodmore (Chislehurts Bromley, UK) is the living proof! He’s a simple electronics salesman with a unique talent: his rapid speech. In fact Steven was declared the World Fastest Talker by the Guinness World Record, because he’s able to say 637 words in one minute, ie he’s got a dialect speed four times faster than the average person. And nowadays no one else has been able to break it. He readed a piece or “To be or not to be” (Hamlet, W. Shakespeare) in 56 seconds on the TV show “Motor Mouth” and also he was able to read out aloud all the tax code of United Kingdom only in 5 days…! A supe-rheros stuff!  In fact in his appearances on TV Steven was in a Stan Lee’s documentary  (the creator of Spider-Man, Hulk ext.) called “Superhumans”.

 Woodmore discovered to be able to read so fast when he was 7, thanks a teacher that gave him a punishment for being too talkative at school and so he was reciting a long text, but no one could believe that he finished so quickly! But actually the unaware Woodmore, discovered his talent since he began to speak, as he explains in the interview that Spumeggiante Magazine is honored to make you read…

 

Mr Woodmore, the world’s fastest talker… Can you explain when and how  did you discover your talent about dialectic speech?

I discovered I had this talent as soon as I could talk, although at that time I didn’t know what it was.

How did react your teachers and parents about this strange, but curious talent?

I was one of those children that would never shut up and would talk for hours and hours about nothing at all. For the first few years of my life I was convinced my surname was “shut up” because all I ever heard was “Steve -shut up” I realised it was my fast talking that was annoying people so thorughout my childhood I actually spent a lot of it trying to slow my speech down. It mostly worked except whenever I got nervious or excited, I remember once at a School assembly I got chosen read the peom “Jabberwocky” which all the time I rehearsed it I did it fine, then I got on stage in front of the whole school and my nerves kicked causing me to read it really fast. The Head teacher had to interupot me and tell me to slow down, it was actually quite embaressing.

When did you know that you could have break the record?

 I went to a work party and all the guests had to do something unusual, I chose to talk fast, after I had done it someone told me there was a world record for it and I should research it I did it and found and tried to see if I was fast enough to break it, to my utter surprise on my very first attempt at home I broke it.

 I thought it was quite ironic that I had spent years learning to slow down and now I wanted to speed up again, however talking fast wasn’t enough, I could beat the record but what I couldn’t do was make sure that other people could understand the words, that was the hardest of all making the words legible, however after about 6 months I could do it, I contacted a TV show and the next week I went on TV live and not only broke the existing world but absolutely smashed it by adding over 50 more words per minute.

 It was all recorded and adjucated correctly, in the whole passage I spoke of over 600 words only 5 were discounted as illegible.

From then on, how is changed your life?

Since then I have broken my own record twice more with the last record being set in 1991 and until this day that record of 637 words per minute has not been broken.

 It hasn’t really changed my life very much as I have never made commercial use of it… the only thing It has done is allowed me to travel (for TV appearances) to other countries that I would never have gone to.

Do you think that someone of your sons, maybe has got your same talent to talk fast?

No-one else in my family has this talent.

Nowadays, would you update your GWR (637 words per minute), perhaps in Italy? Or maybe are you thinking about others types of GWR?

 

Sadly in 2014 I was diagnosed with Cancer (N.H.L.) and part of the treatment was to have radiotherapy on my neck during the course of this treatment some of my saliva glands were destroyed and I now have a permanent dry mouth because of this I can no longer reach the speeds I used to be able to, I can still go fast just not world record fast anymore

I’m very sorry… but you are and will be forever one of the greatest men in the world, a piece of history not only about Guinness World Record, but of humanity.

The last question: what is for you happiness?

The only happiness I have ever asked for is to have kids and watch them grow up healthy and happy this they have done so I have had my happiness.

 

“SII IMPECCABILE CON LA PAROLA” Inziativa #1 dal gruppo #BrightMinds


La parola… uno anzi forse l’unico vero mezzo di comunicazione più potente che l’uomo possa avere… Ci sono vari tipi di parola… Che sia scritta, che sia parlata, a volte anche solo pensata, riecheggia nella mente umana con la stessa valenza che avrebbe una volta pronunciata. E a volte la parola che non ce la fa ad uscire è ancora più tagliente di quella che per nascondersi dalla verità di ciò che pensiamo si dice. (La parola non detta). 1a

 

 

 

La parola che sfida le convenzioni sociali. Perché la parola se pronunciata con passione, perché legata ai valori o le aspirazioni nelle quali si crede, (che si tratti di argomenti futili o meno), detta però contro le convenzioni sociali ed i pregiudizi che la massa ha può renderci liberi, ma a caro prezzo.

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La parola che uccide. Esce così senza preavviso, figlia della cattiveria. E’ anche quella dettata a volte da un semplice meccanismo di difesa che si crea come conseguenza della rabbia provata, o del troppo bene che si prova e forse per questo è quella che fa più male.

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7A La parola della giustizia. Vi ricordano qualcosa: “I have a dream” (M. L. King), “Un vincitore è un sognatore che non si è arreso” (N. Mandela), “Devi essere tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (M. Gandhi). Citazioni di semplici persone che hanno combattuto per la libertà dell’uomo, per un mondo migliore senza razzismo, senza violenza. Uomini che grazie alla parola, che esprime il concetto del loro essere hanno segnato la storia, cambiato il mondo in meglio, perché in fondo la parola esprime ciò che siamo e ci ricorda -che a dispetto di tutti coloro che le dicono a caso senza metterle sulla bilancia, senza conoscere il loro vero significato e la loro storia (Le parole inutili)-  5a la parola può essere davvero lo specchio della bontà umana.

 

FABRIZIO CORONA: il magnetismo del bad boy


fabriziocorona

Fabrizio Corona il fotografo che  sta cercando di uscire dal tunnel della cocaina, come tutti sanno è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere per estorsione. All’apparenza una pena assurda, se confrontata con quella di rei con capi d’accusa pari a omicidio o naufragio colposo. Ma c’è da tener presente che la condanna di Corona è l’ammontare di varie malefatte precedenti, che sommate ci danno tale risultato. Ad oggi Fabrizio reduce da 3 anni e 2 mesi di carcere, dopo l’esperienza nel centro di don Mazzi è un detenuto in esecuzione di pena.

Ricatti, estorsioni, guida senza patente… eppure Fabrizio non è pentito di ciò che ha fatto. Così ha espressamente detto al Maurizio Costanzo Show, andato in onda domenica scorsa. In un “uno contro tutti”, come ha spiegato Costanzo, dove sono intervenuti diversi nomi noti oltre che la gente comune, tutti con lo stesso obbiettivo: capirci qualcosa sulla presenza di Corona. Egli ha riferito che non si pente, non è redento, ma vuole solo ricominciare da zero, forte del fatto di poter creare qualcosa di grandioso dal nulla.

Inutile ribadire gli uni con gli atri il divieto di cadere nella retorica, perché chiunque, dall’intervistatore all’intervistato ci è caduto, poiché è un terreno insidioso quello delle banalità e dei soliti concetti triti e ritriti, che spaccano la platea tra colpevolisti e innocentisti.

Ma la presenza al Maurizio Costanzo Show, non è solo il luogo in cui Fabrizio Corona pubblicizza il suo libro “Mea Culpa”, fa scappare a gambe levate il noto conduttore e studioso Cecchi Paone, ma anche il luogo in cui si cerca di accantonare il personaggio per far trasparire la persona, spogliata di tutte le maschere e i luoghi comuni che si aggirano attorno. Una persona che vuole essere solo un semplice padre, capace di rendere orgoglioso il proprio figlio. Una persona che lancia messaggi ai giovani e giovanissimi che lo seguono, ovvero che <<drogarsi è da stupidi, anche se fa figo, anche se vi fa divertire per un po’, non fatelo>>.

Fabrizio Corona, passato dal re dei paparazzi al re dei paparazzati, a causa della sua “vita spericolata”, come canta Vasco Rossi e come ha interpretato l’orchestra del talk show, per riassumere quella che fino ad ora è stata la vita del fotografo, continuerà ad essere l’emblema del cattivo ragazzo… mettendo forse in secondo piano il vero obbiettivo di Corona: reinventarsi.

Nonostante il suo ritorno in televisione susciti, simpatia, scalpore, o semplicemente un bel chi se ne frega, non ce n’è per nessuno: il magnetismo del bad boy, non potrà lasciare nessuno indifferente.

 

Con la collaborazione di …T…

SHINE UN’ “ESPLOSIONE DI STATI D’ANIMO”


Shine-PineAppleMan

Shine uscito nel gennaio 2016 è il primo disco della band PineAppleMan, capitanata dall’ ”uomo ananas” Marco Zordan, vicentino doc, cantante dalla voce profonda e ricca di sfumature, capace di variare dal suono dolce e quasi sussurrato, a quello più graffiato nei pezzi più strong. Nella canzone che da il titolo all’album, “Shine”, il modo in cui viene cantata questa singola parola, sembra quasi che riempia tutta la stanza, e l’ascoltatore si ritrova di colpo ancor di più nel mondo dei PineAppleMan. E poi musicisti davvero bravi, che regalano fantastici assoli di chitarra (“Rubies”) o brevi, ma intensi momenti di sola musica, come nella settima track “The way in the dark”: 48 idilliaci secondi di solo piano. Ecco come si suol dire “la potenza della musica” eh! Unico difetto: la brevità, ma d’altronde, qualsiasi aggiunta sarebbe stata inutile, perché The way in the dark  è già perfetta così.

Disco puramente Indie Rock anche se racchiude in sé  diverse influenze stilistiche, che variano dal folk-rock più soft, a quello con sfumature metal. Ascoltandolo si percepisce una specie di sofferenza di fondo quasi blues, ma che a tratti sembrerebbe sfociare nel dark/metal, senza trascurare mai la vena cantautorale profonda che riemerge dai testi non poco significativi. Testi che raccontano storie comuni, di amore, sofferenza, gioia, rabbia, insomma una vera e propria “esplosione di stati d’animo”, come viene spiegato nella breve intervista qui sotto…

 

Chi sono e come nascono i PineAppleMan?

I Pineappleman nascono dalle ceneri di Marco Zordan, cantautore dell’alto vicentino, che ad un certo punto decide di dare un senso maggiore al progetto implementando i componenti per formare una vera e propria band, abbandonando le sonorità acustiche e avvicinandosi ad un indie rock d’oltremanica.

PineAppleMan… nome curioso… cosa sta a significare?

Diciamo che non ha un significato intrinseco, agli inizi, durante la stesura dei primi pezzi sembrava un nome famigliare, che si potesse ricordare. E’ stato scelto solo ed esclusivamente perché “suonava bene”

Il vostro è un disco che definite passaggio dal buio dei rimpianti,della rabbia e delle aspirazioni mancate alla luce… Cos’è per voi la vera luce nella vita?

Una vera luce non esiste, esistono le esperienze della vita che ti permettono di scoprire nuove cose e soprattutto permettono di farti scoprire non solo i limiti degli altri, ma anche i tuoi, in una comunione d’intenti che si trasforma in luce solo dopo una sintonia importante e vissuta, questa è la luce e la sto seguendo, alla ricerca di un posto migliore, forse, dove stare.

Oggi quanto è difficile essere se stessi al 100% (discograficamente parlando) senza cedere a compromessi?

Dipende dal carattere principalmente di una persona.
I giovani di oggi tendono a sentirsi importanti dopo magari il primo concerto con gli amici, fatto esclusivamente di cover, quando invece la vera musica e quindi l’essere se stessi a livello musicale per come lo intendo io è ben altro; non cedere a compromessi è anche un percorso di maturità, che costa sacrificio e impegno e riceve il suo massimo esponente, il punto più alto, quando coesiste fra tutti i membri della band un’idea nel fare musica che porta a ricevere soddisfazione e appagamento solo nel semplice atto di suonare.

Se dico “Shine”, la prima cosa che vi viene in mente è…?

Esplosione di stati d’animo.

Quando potremo vedere i PineAppleMan live?

Ad oggi, più precisamente all’uscita del disco, la band non esiste più, è rimasto il sottoscritto che sta tentando di ricostruirla pian piano; è sempre molto difficile conciliare gli impegni di tutti, soprattutto se hai una vita abbastanza ricca di situazioni da affrontare.
Io ci sono e magari un giorno l’uomo ananas tornerà ad essere tanti.


LINK PineAppleMan!!!

https://pineappleman.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/pineapplemanmusica/

 

 

FORMAZIONE BAND:

Marco Zordan: parole, voce, chitarra acustica ed elettrica, piano Marco Quaresimin: chitarra elettrica, cori Andrea Toldo: batteria Roberto Barumerli: basso, sintetizzatore Anna Cavedon: tastiere e cori Paolo Piovesan: cori addizionali e sintetizzatori

(La band ha all’attivo un EP (“PineAppleMan”), grazie al quale ha ricevuto diversi riconoscimenti come premio rivelazione 2013 al VicenzaNetMusic)

TRACKLIST

1 Eyes

2 Mirror

3 Light

4 Black Rabbit

5 Shine

6 Rubies

7 The way in the dark

8 We are pearls

9 Life goes on

10 Things to do

 

R.I.P. Prince


RIP PrinceUna di quelle notizie che non si vorrebbero mai annunciare… (Dopo la grave perdita del mondo musicale di😥 David Bowie..  ) Il 21 aprile 2016 il principe del pop di Minneapolis è morto…😥😥

Roger Nelson, conosciuto da tutti come  Prince (57 anni) si è spento nella sua casa di Minneapolis, in Minnesota. Il corpo è stato ritrovato in un ascensore degli studio di Chanhassen, dove il cantante registrava le sue canzoni. Non solo cantante, ma artista eclettico: polistrumentista, produttore discografico, regista e attore; insomma un’artista a tutto tondo, che ha saputo regalare al mondo un pezzo di storia della musica.

In un primo momento vicino alla sua morte aleggiava (e probabilmente aleggerà per sempre) la medesima nebulosa di mistero, che nasce ogni qualvolta muore un grande artista. Overdose di oppiacei? Vita al limite? Chi lo ha conosciuto sa della sua filosofia di vita  vegana, salutista e contraria a qualsiasi tipo di droga o ubriachezza. Dall’autopsia non risulta alcun segno di suicidio. No comment riguardo la presunta overdose. Ma si sa, per i qualche strano motivo per molti il mistero è condannato a restare per sempre…

Prince,

 genio della musica, grazie alla sua versatilità stilistica, che va dal pop al rock al funky/soul e non solo,

 al 27° posto tra i migliori 100 artisti secondo la nota rivista Rolling Stone

e pioniere della vendita on-line.

Artista che ha saputo regalare al mondo brani come Kiss e Purple Rain.

Ci piace pensarlo insieme ai grandi della musica con questa frase di Purple Rain:

“Se sapete di che cosa sto cantando quassù
Alzate le vostre mani”

 

 

THE FALLS – MIND THE GAP


 

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Mind The Gap (Agoge Records) è il disco d’esordio della band romana The Falls, composta da Francesco Lattes (voce), Riccardo Alemanno (synth, chitarre), Aurora Di Rocco (batteria), Nello Castellano (basso) e Simone Fedi (chitarre).

10 tracks, che spaziano dal brit pop all’indie di fine 2000, alla new wawe, con qualche sfumatura swing. Stili differenti che seguono il medesimo filo conduttore, ovvero lo “UK style”. Primo singolo estratto in rotazione radiofonica: “Superman”.

Un album allegro e spensierato, che si ascolta tutto d’un fiato.

La forza di Mind The Gap è proprio il ripercorrere (per celebrare), ben quattro decenni di musica d’oltre Manica, attualizzando le sonorità attraverso elementi elettronici, e abbracciando la filosofia dell’ “easy-listening”, come la definisce la band. Ma attenti! Non è affatto easy la fusione di cotanti stili. E’ importante fare un meticoloso lavoro su ogni piccola sfumatura e dettaglio, per ottenere come risultato un album ricco di sonorità innovative (come “Just To Make It”), di pezzi che danno anche ampio spazio alla musica, come ad esempio l’assolo di chitarra in “Run Away”, a intensi pezzi come “Alive” e cambi di registro che passano dal rock più duro allo swing retrò, per poi ritornare alle origini rock (“Running Out With Time”).

Cover_MindTheGap

Intervista

Potrei chiedervi a cosa si deve il vostro nome “The Falls”? Come mai tale scelta?

Le canzoni sono state scritte da Riccardo e Francesco nell’autunno dell’anno scorso e sempre in autunno la band annunciava l’uscita del disco. Così il nome del gruppo – “The Falls” – è nato probabilmente per il potere evocativo della parola: l’autunno, ma anche per richiamare altre immagini naturali tipiche di un paesaggio lontano dagli scenari urbani che condividevamo: una sorta di “salto” mentale verso una dimensione armonica e spensierata.

Secondo voi ci sarà (o forse c’è già) un ritorno alle sonorità britanniche, nel panorama musicale italiano e non…?

C’è già una internazionalizzazione della musica e un progressivo abbandono delle musiche dal suono “tradizionale”, probabilmente grazie ai nuovi sistemi di distribuzione digitale e di condivisione dei gusti musicali che avvicinano le distanze e che anche noi prediligiamo per far conoscere la nostra musica.

A quali gruppi o cantanti vi ispirate?

Tutti noi amiamo profondamente la musica che, raccogliendo le eredità del beat e della new wave si è poi materializzata nel britpop e nell’indie rock: principalmente perché sono generi che hanno saputo coniugare melodie cantabili, ritmiche ballabili e ricerca sonora, dando vita a brani che sono rimasti impressi nelle menti e che tuttora ci fanno ballare e cantare, e da decenni. Le influenze sono, così, moltissime ma restringendo la cerchia ai modelli che hanno effettivamente influenzato i The Falls, almeno per quanto riguarda l’album “Mind The Gap”, dovremmo certamente citare i Beatles, Freddie Mercury ed i Queen, Joy Division, The Cure, David Bowie, The Smiths, Blur, Franz Ferdinand, Kasabian.

3 parole per descrivere l’essenza di Mind The Gap?

Non è facile individuare le caratteristiche di un lavoro che è nato spontaneamente. Ad ogni modo, a mano a mano che l’album prendeva forma ci rendevamo conto che il lavoro acquisiva sempre più le caratteristiche dell’immediatezza, della cantabilità e della leggerezza che vive all’interno di ognuno di noi e che non aspetta altro che spunti per esprimersi.

 

 

“Superman” –  1° singolo estratto

-La storia dell’uomo perfetto che vive in funzione della felicità della propria donna, pronto ad accettare qualsiasi compromesso, sacrificando se stesso, finché un giorno decide di mollare tutto per un po’ e prendersi una vacanza-

 

 

LINKS THE FALLS🙂 ! TheFalls_02_b

Sito Ufficiale=> wearethefalls.eu

Pagina FB ufficiale=> facebook.com/thefallsitaly

TRACKLIST MIND THE GAP

1.Superman
2.  Homesick
3.  It’s Up To You
4.  Let The Music Be Your Saviour
5.  Run Away
6.  Beware Of The Empty
7.  Just To Make It Clear
8.  Alive
9.  The Call
10. Running Out With Time

 

FRANCESCO MISITANO: LA PERLA MUSICALE DELLO JONIO


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Il cantautore Francesco Misitano, originario di Bianco, paese della Locride, dalle sfumature pop-rock, sin da bambino ha la musica nel sangue. Già all’età di 14 anni inizia ad immergersi nel lavoro musicale, come animatore per feste di compleanno. La semplice passione diventa pura certezza: il suo destino è quello di cantare e Francesco lo fa anche abbastanza bene. Inizia la sua gavetta come interprete, tra eventi privati come i matrimoni, fino alle serate nelle piazze. Poi l’esigenza di scrivere testi propri e tramutarli in canzoni, con l’aiuto di vari musicisti, fra cui il livornese Lorenzo Luracà e Totò Criaco, proprietario di uno studio di registrazione ad Africo, grazie al quale inizia ad autoprodursi. La musica è una dote di famiglia per i Misitano, tanto che la sorella Azzurra, duetterà con Francesco in diversi brani, come “La pioggia” e “Libero”.

Il cantautore di Bianco partecipa a diversi concorsi canori nelle reti locali e regionali, fino ad approdare alle selezioni del  programma di rete nazionale “Saranno Famosi”, di Maria De Filippi.

Grazie ad uno stage in Umbria, ha la possibilità di studiare presso il C.E.T. di Mogol, scuola per cantautori ed ancora partecipa per ben due anni alle selezioni per Sanremo, il festival della canzone italiana.

Francesco Misitano, orgoglio calabrese e non solo, ha all’attivo un EP dal titolo “Bermulaya” (2012), l’album “Loro” (2013) e il disco “Un passo alla volta” (2015).

Di recente ha scritto un libro dal titolo “A due passi dal mare”.

Lo scorso luglio è uscito “A due passi dal mare”… Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questo libro?

A due passi dal mare racchiude la mia vita, più precisamente miei primi 34 anni. Una vita fatta di gioie e di dolori, come per tantissime altre persone. Ho voluto scrivere un libro perché era una cosa che mi ha sempre affascinato. Così facendo ho avuto la possibilità di far conoscere, a chi vorrà leggerlo, ogni aspetto del mio carattere.

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Fra i tuoi diversi riconoscimenti ci sono i due premi ricevuti al concorso Franco Reitano, uno come “Miglior composizione”, ed il secondo posto assoluto nella manifestazione. Si va ad aggiungere a questi due un primo classificato al ”Ducale Top Talent”, dove sei stato premiato da Grazia Di Michele. A chi dedichi queste vittorie?

Ogni vittoria mi lascia un’emozione diversa ed unica. Queste ultime sono state particolarmente emozionanti per il valore stesso delle manifestazioni e per essere stato scelto da una giuria tecnica di tutto rispetto. Essere premiato da Rossana Casale, Paolo Mengoli, Stefano dall’ora e dal Maestro è una cosa che non capita tutti i giorni. Presentare un nuovo brano come A due passi dal mare, che parla di me e della mia terra, ad un nuovo pubblico e ricevere i loro complimenti è stato meraviglioso. Dedico queste vittorie alla mia famiglia, mia moglie e le mie bimbe e a chi mi è sempre stato vicino e mi ha sostenuto.

 

Musica per te vuol dire…?

La musica per me è un mondo dove rifugiarmi. Non riuscirei a pensare ad un solo giorno di vita senza musica.

 

Quanto è dura per chi fa musica esprimere la propria arte in un territorio come quello della Locride?

La nostra bellissima terra spesso non offre molte possibilità e anche nel campo musicale ha molte limitazioni. Ma non deve essere un freno. Io ho trovato la mia dimensione lontano dal mio mare, ma non per questo mi sono arreso. Spero che un giorno io possa riscuotere gli stessi consensi che riscuoto ogni qualvolta che parto per fare delle serate lontano da casa.

 

A tal proposito, che consiglio daresti ai tanti giovani compaesani che vogliono seguire le tue orme?

Io posso soltanto dire di inseguire sempre e comunque i propri sogni. Di farlo con passione, tenacia, amore e con un pizzico di follia. Di provarci, almeno non si avranno rimpianti.

 

Qual è la fonte di ispirazione principale per la tua musica?

I miei testi spaziano molto. Mi piace scrivere delle mie esperienze di vita. A volte mi soffermo su discorsi di attualità. Diciamo che cerco di trarre ispirazione da tutto quello che mi circonda.

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Esiste una persona con la quale hai cantato e che reputi più affine al tuo modo di fare musica?

Non ho avuto ancora il piacere di fare un vero e proprio duetto con artisti già affermati. Ma in questi anni ho avuto la fortuna di stare a contatto con diversi professionisti. Sarebbe quasi un sogno duettare con Gianni Morandi.

 

Francesco in un futuro ti cimenterai nuovamente nell’avventura sanremese?

Sanremo è uno di quei palchi che se fai il cantante lo metti nella lista dei desideri. Ci ho provato per due anni e anche se non ho cantato all’Ariston l’esperienza mi ha dato grandi soddisfazioni. per quanto riguarda una mia nuova partecipazione ormai non posso più farlo. Ho raggiunto il limite di età massimo per poter partecipare, quindi, a meno che io non diventi famoso, non potrò più fare Sanremo Giovani.

 

La canzone che avresti voluto scrivere tu…

La lista sarebbe lunghissima. Una al volo, “Felicità” di Lucio Dalla

 

Al momento ci sono progetti ai quali stai lavorando?

Stiamo lavorando al videoclip di “A due passi dal mare”. Spero di finire il tutto per la prossima primavera. Sarà una vera chicca, almeno me lo auguro. In più continuo a lavorare sui miei nuovi brani e su un nuovo album, non dovrei dirlo, ma sono quasi pronti. Il 2016 riaprirà con il botto. Mi aspetta subito un concerto a Vigevano e tante altre belle novità che saranno svelate poco alla volta sulle mie pagine.

 

SITO UFFICIALE DI FRANCESCO MISITANO! => http://www.francescomisitano.it/

 

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