La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire… sei vicino al cielo. – Jimi Hendrix –

Archivio per settembre, 2014

SANTA BARBIE E BEATO KEN


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E se credevate di averle viste tutte, miei cari e mie care, vi sbagliate di grosso!!!

L’ultima trovata arriva direttamente dall’Argentina, paese natale di Papa Francesco, che a  proposito di sicuro non avrà potuto fare a meno di notare le creazioni dei suoi connazionali Pool Paolini e Marianela Perelli. Si tratta di Barbie e Ken in versione, per così dire spirituale… Si tratta infatti di una singolare collezione di ben 33 esemplari di bambole rappresentanti le diverse divinità religiose. Dal Ken in versione Buddah a Barbie nei panni di Maria Maddalena, della Madonna o ancora in quelli della dea hindu Kali… E come farsi mancare la piccola Kelly, in veste della Vergine Maria bambina?

Inutile dire, che i vescovi, tramite l’agenzia di stampa cattolica del Sir, hanno preso immediatamente le distanze da questa reinterpretazione alquanto originale delle iconografie della tradizione religiosa cristiana.

Marianela racconta che l’idea di ricreare in “chiave Barbie” immagini di santi è nata da una precedente mostra in cui con il collega Paolini è stata ricreata una chiesa con figure come Gilda e Pugliese.

<<Ogni pezzo è unico, è arte>>, dice la Perelli. Infatti Barbie – The Plastic Religion verrà presentata a La Boca, in Buenos Aires, presso la galleria Popa Gallery.

Gli artisti hanno assicurato che i pezzi realizzati non saranno mai rilasciati in commercio.

ECCO LE IMMAGINI DELLE BAMBOLE CHE HANNO FATTO SCALPORE

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ANIME NERE

ANIME NERE - IL FILM

ANIME NERE - IL FILM

ANIME NERE – IL FILM

Tratto dall’omonimo libro di Gioacchino Criaco “Anime nere”. Il film che ha girato il mondo: a partire dall’Italia per la 71esima mostra del cinema di Venezia, passando per il Canada (festival di Toronto, nella sezione Contemporary World Cinema) e infine al BFI London Film Festival.

 

D’impatto e veritiero. Ma anche contraddittorio… come tutte le storie di ndrangheta d’altronde.

Mai vista una così particolare cura dei dettagli ed uno spiccato senso della vera tradizione calabrese in un film; raccontata egregiamente dal regista Francesco Munzi, che ha colto diversi aspetti della vita nei paesini interni della Calabria. Non i luoghi, con le sue meravigliose coste e i tranquilli paesaggi collinari; non la storia, ma l’interpretazione e profonda immedesimazione degli attori che fa di questo un film davvero speciale. Una delle poche, se non la prima vera pellicola nella quale finalmente, lasciatemelo dire,  viene omaggiato il caro dialetto. Perché tale scelta linguistica? Perché è <<una scelta che restituisce verità>>, come ha dichiarato Munzi.

Ma entriamo nel vivo della storia…

Milano. Ci troviamo su un gommone, attorniati da uomini della ndrangheta che stanno per andare a concludere un’importante “affare” con gli spagnoli…

Calabria. Un giovanissimo ragazzo, prende a fucilate le vetrate del tabacchino, gestito da una cosca locale, che ha osato infangare il nome della sua famiglia. Senza pensarci due volte il giovane Leo scappa a Milano, per chiedere aiuto agli zii, dei quali uno coinvolto in prima persona nel business della droga. C’è chi si oppone a persistere alle intimidazioni, cercando di sistemare le cose, ma ormai è deciso: si torna ad Africo per sistemare la faccenda…

Da questo punto in poi si riaprirà una questione rimasta in sospeso per troppi anni, che come un vaso di Pandora,  non farà altro che seminare dolore e sofferenza…

Muore uno zio, muore anche il nipote nel disperato tentativo di vendicarlo.

Resta solo un padre lacerato in cuore e anima, costretto a sopportare il peso di questa faida sin da quand’era dodicenne.  Dopo molte ore rinchiuso nella sua stanza a riflettere, colui che beve la sua medicina mista a terra presa dalla statua di un santo, impugna la pistola… Veste per l’ultima volta i panni di uno spietato assassino e uccide a sangue freddo il fratello ancora in vita e qualche uomo della sua stessa “famigghia”. La moglie tenta in vano di fermare il pazzo omicida. Un ultimo sguardo fra i due e poi il buio.

 

E riecco il pastore di inizio film che fischietta tutto contento mentre porta in giro le sue capre…

Fine che lascia perplessi molti spettatori, che non riescono neanche a commentare… Dopo qualche minuto fuori dalla sala cinema, una buona parte di persone sembra insoddisfatta del finale che li ha fatti sobbalzare dalla sedia.

Probabilmente il regista ha voluto spiegarci l’inesplicabile e malato tentativo di un uomo che ha voluto mettere la parola FINE ad una spietata faida facendo fuori gli ultimi due futuri bersagli della ndrangheta…

Anime nere. Un titolo che fa riflettere… Nere come il colore della sofferenza, che ha accompagnato i protagonisti per tutta la vita… colore che non portavano solo addosso, con i vestiti, ma anche tatuato nel cuore…  che si cancella per sempre soltanto quando questo smette di battere.

 

 


COPPIE GAY CHE ADOTTANO UN FIGLIO: SI O NO? – perché ci sbalordiamo ancora, quando leggiamo sui giornali, una notizia del genere… : IL GIUDICE HA CONCESSO L’ADOZIONE AD UNA COPPIA GAY?


-direttamente da… Articoli e Collaborazioni Giornalistiche-

 

coppie gay che adottano un figlio si o no? Primo caso in Italia!!

Coppie gay che adottano un figlio si o no? Primo caso in Italia!! http://www.calabriainforma.com/attualita/7230-coppie-gay-che-adottano-un-figlio-si-o-no.html