La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire… sei vicino al cielo. – Jimi Hendrix –

Archivio per novembre, 2016

#CHALLENGE MANIA!


Ultime da YouTube!

Da qualche tempo a questa parte, il canale di condivisione video per eccellenza, YouTube è ormai intasato da video che testimoniano l’ascesa sempre più rapida della bizzarra e strampalata moda di fare “challenges”, che tradotto in italiano letteralmente significa <<sfide>>.

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Non è facile dare una precisa data di nascita al fenomeno ormai sempre più in crescita, che vede persone di tutto il mondo, cimentarsi in sfide di ogni  genere, passando anche il testimone ad un altro youtuber, tramite richiesta di sfida, proponendola al diretto interessato a chiusura video. E se si toppa… beh… bisogna ovviamente pagare pegno!

E in Italia potevamo mica essere da meno? Assolutamente no! Ed infatti anche nello stivale ecco scoppiare il boom di sfide, fatte da youtubers conosciuti e non. Challenge divertenti, grottesche, che debbono essere di base al limite dell’idiozia umana, solo  per intrattenere il proprio pubblico. Si fa veramente di tutto! Cibo: dalla comune “sfida delle uova”, sperando di trovare quelle sode per evitare di farsi una frittatina in faccia all’assaggio di cibi altamente piccanti… e per rimanere ancora in tema food, per “sensibilizzare” il grande pubblico ai cibi di nuova generazione si ingurgitano anche gli insetti! (Che coraggio!). Dialettica:  si imitano i vari accenti italiani. Fitness: chi fa più flessioni per esempio. -E queste sono solo alcune delle challenge più in voga, ma ce ne sarebbero di altre, insomma chi più ne ha, più ne metta!-

Per molti i fautori di challenge sono ormai degli idoli, anche solo per il fatto di provare a cimentarsi in qualsivoglia situazione, uscendone sempre e comunque vincitori, anche durante la degustazione di caramelle di dubbia provenienza (si intendono le famosissime, nonché disgustosissime “Riskia il gusto” che avete capito?! XD). Questo e altro per il proprio pubblico!

Ma… ATTENZIONE al “lato oscuro delle challenge”. L

Già perché esistono ahi noi delle sfide seriamente pericolose, che non fanno ridere per niente! Anche perché come si fa a sghignazzare mentre corri al pronto soccorso?

Inspiegabilmente alcune persone prive di buon senso, arrivano addirittura darsi fuoco (Fire Challenge) o a rischiare il coma etilico! (Neknominate). Il problema più grave e che tali persone non rendendosi assolutamente conto di quello che stanno facendo, mettono seriamente a rischio l’incolumità di gente che non c’entra nulla con i loro insani giochi! Ne è un esempio il Knockout Game: l’agghiacciante moda di prendere a pugni i passanti, costata la vita ad alcune persone negli States.

In conclusione…

Se avete uno spirito di sfida e volete realizzare dei Video Challenge, il consiglio è questo: divertitevi e fate divertire con video leggeri e spassosi gli utenti, senza mai superare il confine che divide la “sana idiozia” da quella insana, che potrebbe ritorcersi contro di voi e la vostra salute.

 

 

 

 

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CAPOBRANCO: un rock istintivo, primordiale, animale! E’ il sound del loro nuovo album ZOO


capobranco-copertinaDopo l’esordio del 2014 e oltre 40 concerti che li hanno portati fino alle Canarie, i padovani tornano con l’atteso secondo lavoro dal rock deciso e trascinante, sporcato da inconfondibili ritmiche funk. Sei tracce che evidenziano come i comportamenti umani, così come le relazioni e interazioni tra persone, non siano poi così diversi da quelli che si trovano nel resto del mondo animale. La civiltà in cui viviamo non è altro che un grande zoo.

Genere: rock/funk/alt rock

Label: Jetglow Recordings

Distribuzione: Jetglow Recordings

 

Streaming https://soundcloud.com/user-134644730/sets/il-grande-zoo

 

Dopo l’esordio del 2014 e oltre 40 concerti che li hanno portati fino alle Canarie, esce Il grande zoo, l’atteso secondo lavoro in studio dei padovani Capobranco.

Il maxi EP di 6 tracce, pubblicato da Jetglow Recordings, è stato registrato allo Studio2 di Padova e prodotto da Cristopher Bacco.

Paragonati ai Tre Allegri Ragazzi Morti poiché un trio che inizia i concerti mascherato, ai Litfiba per il timbro della voce del cantante Alex Boscaro e ai primi Negrita per le sonorità e per i testi piuttosto diretti, i Capobranco esprimono un rock deciso e trascinante, evidentemente sporcato da inconfondibili ritmiche funk.

Il grande zoo è la coerente evoluzione dell’album d’esordio. Se il filo conduttore del primo disco era infatti la sarcastica celebrazione dello spirito animale che, da dietro le quinte, contamina la personalità di ciascuno di noi, in questo lavoro il Capobranco alza la testa per osservare come i comportamenti umani, così come le relazioni e interazioni tra persone, non siano poi così diversi da quelli che si trovano nel resto del mondo animale. La civiltà in cui viviamo non è altro che un grande zoo.

I testi in italiano, generalmente ironici e sarcastici a tal punto da risultare quasi caustici, di tanto in tanto si addentrano in ambiti più intimistici oppure sardonicamente critici nei confronti di alcuni aspetti della nostra società.

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Il lavoro di produzione di Bacco si è concentrato sul rendere le canzoni quanto più dirette e immediate possibile, esaltando allo stesso tempo il groove ritmico e la naturale chimica tra tre musicisti che suonano insieme da oltre un decennio (con un quarto componente formavano i The Vintage, attivi fino al 2009) e che caratterizzano e rendono indimenticabili le appassionate performance dal vivo.

Il disco è stato anticipato il 26 settembre 2016 dal video del singolo di lancio Il rock è fuori moda. Prodotto e realizzato da B-Movie Italia con la regia di Matteo Stefani, la clip porta sotto i riflettori parte della variegata fauna che abita nel grande zoo. Le mode cambiano, anche quelle musicali, e in molti scelgono di seguire le tendenze del momento. Il Capobranco invece reclama il proprio posto al sole senza snaturare la propria indole. Con una convinzione: la moda è ciclica e tornerà di moda il rock.

Il rock è fuori moda  https://youtu.be/gW1BADS-vS0

 

Il grande zoo è disponibile in formato CD, streaming e download digitale dalle piattaforme del settore.

 

Line-up

Alex Boscaro (chitarra e voce – già Babyruth e Craven);

Valerio Nalini (basso e voce – già The Vintage e Club11);

Enrico Carugno (batteria – Crackhouse e Human Tanga)

 

Tracklist

Benvenuti nel grande zoo

Miele di vespa

Citazioni

Il rock è fuori moda

La solitudine del fonico

Ad un tratto

Next Gigs

22.10.16 @ Il Blocco Music Hall, S. Giovanni Lupatoto (VR)

 

Biografia

Ritmo, passione, impatto. Paragonato ai Tre Allegri Ragazzi Morti perché è un trio che inizia i concerti mascherato, ai Litfiba per il timbro della voce del cantante Alex e ai primi Negrita per le sonorità e per i testi piuttosto diretti, il Capobranco esprime un rock deciso e trascinante, evidentemente sporcato da inconfondibili ritmiche funk. I testi in italiano, generalmente ironici e sarcastici a tal punto da risultare quasi caustici, di tanto in tanto si addentrano in ambiti più intimistici oppure sardonicamente critici nei confronti di alcuni aspetti della nostra società.

Il Capobranco nasce a Padova nel 2012 ed è formato da Alex Boscaro (chitarra e voce), Valerio Nalini (basso e voce) ed Enrico Carugno (batteria).

Dopo il ben accolto omonimo esordio del 2014 per Jetglow Recordings, il 20.10 2016 esce Il grande zoo, un maxi-EP di 6 tracce, coerente evoluzione del precedente in cui il Capobranco alza la testa per osservare come i comportamenti umani, così come le relazioni e interazioni tra persone, non siano poi così diversi da quelli che si trovano nel resto del mondo animale: la civiltà in cui viviamo non è altro che un grande zoo.

Il disco è stato anticipato dal video del singolo di lancio, Il rock è fuori moda, uscito il 26 settembre 2016.

 

Contatti

www.facebook.com/iCapobranco

 

Press Media Office

www.facebook.com/BlobAgency

 


# DIAMO DIGNITA’ GIURIDICA ALLA L.I.S.!!! MA FACCIAMO ANCORA DI PIU’: # INTRODUCIAMO LA LINGUA DEI SEGNI NELLE SCUOLE!!!


lisLa L.I.S. (lingua dei segni italiana) è da diversi anni un vero e proprio linguaggio avente sintassi, grammatica e lessico, che variano e si evolvono nel tempo come qualsiasi altra lingua parlata. La L.I.S. dunque è a tutti gli effetti una lingua utilizzata nella comunità dei sordi, ovvero la rete di persone sordomute e non, che attraverso convegni, manifestazioni, associazioni ed enti, promuovono la corretta conoscenza della L.I.S., battendosi da anni perché essa abbia la giusta considerazione giuridica, come è avvenuto nelle varie nazioni del mondo. (Esempi ne sono l’American Sign Language e la Langue des Signes Française).

Insomma è da 40 anni che la L.I.S. è oggetto di studio, oggi anche dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR, che conferma ancora una volta il fondamento di una vera e propria lingua! Oggi come oggi gli studi effettuati, hanno portato alla differenziazione dei termini “segno” e gesto”. Il segno è inteso come insieme di movimenti manuali e/o espressioni facciali con valore linguistico, mentre il “gesto”, che accompagna la produzione vocale, ma senza di essa non avrebbe autonomia dal punto di vista linguistico.

E non è finita qui! Perché la L.I.S. è inoltre entrata nelle maggiori Università italiane (Milano-Bicocca, Palermo, Roma Tre ecc.) come materia di studio e insegnamento.

Ma allora… Perché una società così avanzata dal punto di vista economico, tecnologico e umano, consapevole dell’importanza della L.I.S. è rimasta ancora indietro rispetto a questa realtà, privandola di una dignità giuridica???

Grazie a Dio esistono realtà private o enti che diffondo attraverso l’insegnamento la L.I.S. alle persone sordomute e alle loro famiglie, al fine di tracciare un ponte di comunicazione fra udenti e non. Ma tutto questo non basta! Si pensi infatti alle difficoltà nelle quali si potrebbero imbattere una persona sorda e non… Immaginiamo luoghi inerenti alla vita quotidiana: alla posta, in un supermercato, alla polizia per fare una semplice denuncia di smarrimento della propria carta d’identità… Ecco… immaginate tutte queste situazioni sia dalla prospettiva di un sordo, che da quella di un udente… In primis per il sordomuto non è così facile se non si è accompagnati da un interprete farsi capire… ed in secondo luogo le persone che ignorano la lingua dei segni, incapaci di comprendere neanche a sprazzi il labiale, si troverebbero incatenate, senza riuscire ad aiutare chi gli sta di fronte. Di fatto sarebbe una situazione imbarazzante e triste per entrambi, senza via d’uscita… Ecco perché sarebbe di vitale importanza fare ancora di più… non solo riconoscere giuridicamente la .L.I.S., ma introdurla anche in TUTTE LE SCUOLE D’ITALIA COME MATERIA DIDATTICA! In fondo si tratta di una lingua universale, (anche se ne esistono di diverse a seconda delle nazioni), ma conoscere almeno quella del proprio paese può essere utile,  oltre che un arricchimento culturale è anche un modo per capire e sentire il mondo da un’altra prospettiva: quella dei sordomuti. Perché la realtà della comunità dei sordi esiste e si è fatta spazio nella società come è normale e giusto che sia. Quindi sembra una scelta ovvia e naturale quella di pensare all’estensione di tale linguaggio anche agli udenti tutti, alla società tutta. Perché non è vero che bisogna saperla “parlare” solo nel caso in cui ci si ritrovi ad avere un parente che la utilizza! E’ importante saperla per arricchire le nostre conoscenze e per fare un passo avanti per demolire definitivamente (si spera) ogni barriera fra sordi e udenti. La L.I.S. nelle scuole farà si che tutti possano passare facilmente da una realtà all’altra attraverso una vera e totale comprensione in tutti i sensi (non solo dal punto di vista linguistico).


17 ANNI DALLA NASCITA DEI MURI LEGALI PER I WRITERS: GRAZIE TORINO! -E’ successo tutto grazie ad alcuni ragazzi che 17 anni fa scrissero una lettera all’allora assessore alle Politiche Giovanili, Eleonora Artesio, dicendo: coi tanti muri che avete, perché non ce ne regalate qualcuno?-


freedom-graffitiLa vocazione del graffitaro, l’arte di strada per eccellenza, spesso erroneamente messa al pari dell’imbrattatore di turno…  

Si i graffitari…! Coloro che lavorano nell’ombra più totale, per dare alla luce le proprie opere, protestare contro le ingiustizie della società e delle istituzioni… le stesse che per anni li hanno condannati e additati come vandali, nonostante i visitatori degli ormai musei a cielo aperto che si sono creati negli anni in tutte le città italiane, abbiano saputo riconoscere in loro il genio.

Finalmente alcuni di quei ragazzi che dei murales hanno fatto uno stile di vita, sono riusciti a ritagliarsi dei piccoli spazi per esprimere la loro arte in tutta tranquillità, senza la paura di essere perseguiti penalmente. Accadeva nel 99’….

Nel 1999 nascevano infatti i primissimi Muri Legali per i writers… murarte-torino

E’ successo tutto grazie ad alcuni ragazzi che 17 anni fa scrissero una lettera all’allora assessore alle Politiche Giovanili, Eleonora Artesio, dicendo: coi tanti muri che avete, perché non ce ne regalate qualcuno?

Così la Artesio decise di ascoltarli, attuando il progetto MurArte Torino, assieme  a Luca Gianfriglia, ideatore e primo gestore del progetto. Insieme hanno reso possibile l’utilizzo di diverse aree urbane da parte dei writers, grazie a un tesserino e una lettera d’autorizzazione rilasciati dall’Ente attraverso la quale si diventa direttamente gestori dell’area muraria  per 4  mesi.

MurArte nel 2012 è stato integrato nell’ambito delle attività svolte dal Servizio Arti Visive, Cinema, Teatro e prevede la destinazione di alcune superfici murarie ad interventi artistici che partano dalle attività del Writing e si sviluppino in opportunità di espressione più allargata. (http://www.comune.torino.it/infogio/murarte/cose.htm)

Inoltre grazie a MurArte negli anni hanno emulato il progetto torinese o ne hanno preso spunto per iniziative simili diverse città come, Firenze, Bologna, Trento, Rimini, (che attraverso l’Urban Act ha dato vita sia ai MURI LIBERI [accessibili a tutti senza autorizzazione anche per rispettare il desiderio di eventuale anonimato] che le HALL OF FAME  [accessibili per un periodo di tempo stabilito attraverso il rilascio dei dati personali + bozza dell’opera che si andrà a fare per il rilascio dell’autorizzazione da parte dell’ente]) e Milano (con l’iniziativa “100 Muri Liberi”).

 


PARKOUR O FREE RUNNING??? [Lostrabiliante mondo di uno degli sport estremi più spettacolari al mondo!!!! LE ORIGINI DELLA SUA STORIA ED UN ADRENALINICO VIDEO DELL’ ITALIANISSIMO TEAM JESTION!!!!!]


parkour-free-runningIl Parkour… Una disciplina sportiva al limite del possibile! Un misto fra i personaggi di un videogame e spiderman, ma reali, in carne ed ossa! Capaci di vedere oltre… oltre ogni apparente barriera metropolitana o naturale che vi si presenti davanti, come ringhiere, tetti, rocce e quant’altro, trasformando tutto il mondo circostante in un’enorme parco-giochi all’aperto, con infinite possibilità di utilizzo delle varie “giostre”.

Chi pratica questo sport oltre ad avere senza dubbio un’ottima preparazione psico-fisica, equilibrio, deve possedere una elevata dose di follia! (In senso buono s’intende :)).

Ma come nasce il parkour…? E cosa lo differenzia dal cosiddetto free-running?

Sostanzialmente la disciplina è ispirata dal “percorso dei combattenti”, creato da Georges Hébert, (ufficiale della marina francese) e riguarda un particolare addestramento militare, per il quale venivano scelti dei tracciati molto ardui da percorrere, per abituare i soldati ad essere pronti e scattanti in qualsiasi emergenza, nonostante i vari ostacoli che la natura o l’artificio dell’uomo potessero presentargli, sempre in modo efficiente e veloce. Ma il termine parkour fu coniato solo più tardi… da David Belle, componente del collettivo Yamakasi, formatosi in Francia a fine anni 80’. Il gruppo degli Yamakasi (termine di lingua Lingala che sta ad indicare uomini/donne dallo spirito, corpo e mente forti) era composto da: Yann Hnautra, Laurent Piemontesi, Chau Belle, Williams Belle, Sébastien Foucan, Guylain N’Guba Boyeke, Charles Perriere, Malik Diouf e David Belle. Tutti e 9 erano accomunati dalla medesima passione, che non era solo basata su un semplice sport estremo… ma rispecchiava un modo di essere e di vedere il mondo. Eh si perché il parkour non è solo una disciplina, ma anche una filosofia di vita, basata sulla progressiva conoscenza di se stessi e dei propri limiti. Il metodo Hébertiano infatti è incentrato sull’allenamento lento, progressivo e costante, direttamente nell’ambiente circostante, senza alcun tipo di “aiuto” (come materassi, istruttori), che oggi come oggi facilitano l’apprendimento dello sport. Nel tempo i ragazzi iniziarono a fondere all’Art du Déplacement anche altre discipline apprese in precedenza.

Mentre il termine Free Running è stato coniato da  Sébastien Foucan e differisce, anche se di poco con il parkour, perché mette in evidenza l’originalità e la spettacolarità dei trick, a discapito dell’efficienza, ma oggi come oggi, entrambe le due forme di movimento, vanno ad intrecciarsi, fondendosi fra loro, anche perché costanza, forza di volontà e pazienza sono tutte virtù immancabili per queste arti dello spostamento. QUINDI LASCIAMOCI ISPIRARE DAL PARKOUR PENSIERO: PERCHE’ OGNI OSTACOLO, SE AFFRONTANTO AL MEGLIO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI, PUO’ DIVENTARE UNA MARCIA IN PIU’ PER RAGGIUNGERE AL MEGLIO I NOSTRI OBBIETTIVI! ;);)

Possiamo definire quindi una(parkour) l’evoluzione dell’altra (free-running).

Grazie ai fondatori di quest’ “Arte dello spostamento” sono nate in vari paesi del mondo delle accademie, con lo scopo di tramandare l’essenza della filosofia parkour e free-running. In Italia la scuola “Forma in Arte”, a Milano, fondata da Laurent Piemontesi. E a fine dicembre 2012 si è tenuto per la prima volta sempre in Italia il primo corso Art du Déplacement And Parkour Teaching, (corso che porta alla qualifica che abilita ad insegnare la disciplina).

 

Ma per comprendere a pieno la grandiosità di queste evoluzioni bisogna VEDERLE! Ecco dunque un video appositamente scelto per voi, realizzato da quattro connazionali fra i migliori nel parkour e free running del mondo! 😉

Stiamo parlando del Team Jestion formato da: Massimiliano Ian TakacsLuigi LorenziGian Marco Oddo e David Fanelli in collaborazione con il videomaker Riccardo Chemello! ;)!

E ricordate che per chi volesse approcciare a tale disciplina… NON E’ UNO SCHERZO! MA BISOGNA STARE MOLTO ATTENTI! Munirsi di protezioni (caschi, para-gomiti/stinchi e quant’altro…), sostenuti da esperti insegnati! Perché la follia buona ci vuole, ma abbinata alla giusta dose di buon senso! 😉

Dunque Buona visione e buon parkour a tutti! 😉