La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire… sei vicino al cielo. – Jimi Hendrix –

SONG OF THE WEEK STORY: I GIARDINI DI MARZO – LUCIO BATTISTI


“I giardini di marzo” fa parte dell’album “Umanamente uomo: Il sogno” il quinto in studio del cantante, compositore e polistrumentista Lucio Battisti, pubblicato il 24 aprile 1972 dall’etichetta discografica Numero Uno. Il capolavoro scritto da Mogol uscì anche come singolo e quell’anno fu il 4° più venduto in Italia.

Lucio Battisti

I GIARDINI DI MARZO Una canzone quasi tutta in sottovoce, di una voce apparentemente stanca, un po’ rauca ma con tanta forza dentro… una canzone che racconta la guerra di un uomo con il suo io, con la sua mente e il suo cuore pieni zeppi di malinconie e amore e tanta rabbia, poiché l’amore pare inesistente perché soffocato da una coltre di ghiaccio. In verità, in verità vi  dico che no, non è affatto così! Basta prendersi per mano e andare insieme nelle sconfinate colline e praterie, sotto quei cieli immensi per accorgersi che dietro un uomo che guarda scorrere la vita degli altri che gli stanno attorno, vi è anche e soprattutto la SUA di VITA! Solo che ancora sta combattendo contro la PAURA di viverla a causa dei fantasmi del passato che lo fanno sentire inadeguato…

…E questi “fantasmi” -specchio del sentimento universale dell’inadeguatezza che  tutti almeno una volta nella vita hanno provato-, sono luoghi, persone e fatti realmente accaduti al paroliere Mogol che qualche tempo fa ha spiegato passo passo alcune strofe della canzone… Mogol

  –Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti–

(Mogol) “Mi ricordo il punto esatto dove passava un carretto dove potevamo comprare per 10 lire dei gelati quadrati e due biscotti, ma quando si era vicini alla fine del mese mia madre non mi dava i soldi, la vita era dura anche per i miei, la situazione economica non era florida. Mi stupivo che i fiori sui suoi vestiti non fossero ancora appassiti perché li aveva portati così tante volte che era un miracolo che non fossero sciupati”.

–All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli–
(Mogol) “Non avevo mai trovato il coraggio di venderli anch’io perché mi sentivo patetico, non so per quale motivo era un fatto di orgoglio.”

–I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti “tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori”
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri–

 (Mogol) “Ho immaginato una donna che chiede aiuto perché si sta innamorando di un altro ma che contemporaneamente ha bisogno di un supporto per uscire da questa situazione. Lei si è confessata, lui invece l’ha ignorata per un fatto di orgoglio”.

 

Che dire di questo piccolo grande gioiellino della musica leggera italiana che tra le tante cose porta l’impronta bene impressa di uno stile musicale unico e inimitabile, quello del PURO cantautorato italiano, stile e anima tricolore che ci invidia tutto il mondo…???

Solamente GRAZIE LUCIO per la tua voce e MOGOL per le tue parole.

 

 

 

 

 

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